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Benedetta la Crisi se ….!

Suicidi di Stato

Suicidi di Stato

COI LORO FERMENTI GIOVANILI AVRANNO PUR RAGIONE DI SOLLEVARE L’ESASPERATO DUBBIO SUL LORO GRIGIO FUTURO (AVENDO ALL’80% IN TASCA DIPLOMI O LAUREE, SENZA VOLER ENTRARE NEL MERITO DELLA NECESSITÀ O DEL VALORE DI TUTTI QUESTI “SUDATISSIMI TITOLI” (con lo zampino magnanimo dei docenti) ,CHE A MAGGIOR RAGIONE SI RICOLLEGANO AL DIRITTO AL LAVORO ,SANCITO DALLA COSTITUZIONE.

I GUAI POI COMINCIANO PER LA SCELTA TRA I RARI POSTI DI LAVORO OFFERTI, MA SE NON C’E’ PER LORO QUELLO SU MISURA PER PRIMO LO STIPENDIO,POI COLORE E SAPORE ,SEMPRE CHE ABBIANO VOLONTÀ’ , CAPACITÀ’ E SPAZI “CREATIVI”.

MA CON LA CRISI PLANETARI STORICA (peggio del 1929 )PER LA BOLLA IMMOBILIARE CHE STA METTENDO IN GINOCCHIO INTERE ECONOMIE NAZIONALI CON FALLIMENTI A CATENA DI BANCHE ED AZIENDE SE NE POTRA’ RIMARGINARE UNA SIMILE PIAGA DAGLI ASPETTI IRREVERSIBILI? SI POTRANNO INVENTARE DI NUOVI E COMPETITIVI LAVORI NEL MONDO DELL’INVOCATA, MA DISTRUTTIVA, GLOBALIZZAZIONE ?

QUINDI OCCORRE CHIARIRE CON OVVIA, MA CRUDA REALTÀ , SIA AI GIOVANI, MA ANCHE A TUTTI GLI ALTRI ( con tutti gli altri intendo tutti i popoli dell’Occidente ),A QUALE FUTURO SI RIFERISCONO LORO E COME SPERANO DI OTTENERLO , DAL MOMENTO CHE LA CRISI HA SVELATO DI COLPO LA DRAMMATICA REALTÀ PRODOTTA DA UN COLOSSALE E PERSISTENTE BLUFF DEL MONDO DELLA FINANZA INTERNAZIONALE , DAL PRESUNTUOSO MIRAGGIO DELLA DELLA CRESCITA INFINITA ED A QUALSIASI COSTO, DALLA SPINTA INCONDIZIONATA VERSO LA TRAPPOLA DELLA “NEW ECONOMY “, SPREZZANTE VERSO LA “OLD“ (quella vecchia e rozza ,ma economia reale !) E DAL PRECIPIZIO DEI VALORI ORMAI  COMPROMESSI , SPERIAMO NON IRRIMEDIABILMENTE, PER SCONGIURARE IL “THE END“ DEFINITIVO  .

COME PENSANO DI PRETENDERE UN FUTURO SENZA DOVER SCARTARE STILI DI VITA DELETERI E SENZA SCOPRIRE UN MONDO NUOVO PER LORO : QUELLO DEL SACRIFICIO E DELLA RESPONSABILITÀ ?

E POI NON SAREBBE NEANCHE DIFFICILE CHIARIRE CHE NON POSSONO STARE COI PARAOCCHI PER ARROGARSI IL DIRITTO ESCLUSIVO DEL LORO FUTURO , MENTRE ATTIVITÀ DI OGNI GENERE CHIUDONO CON UNO STRASCICO ENORME DI DISOCCUPAZIONE (ovviamente non solo in Italia), PERALTRO TUTELATA SOLO PER I FORTUNATI DALLA CASSA INTEGRAZIONE (CIG) .

ORA IL CONTO DELLE NS. FOLLIE CHE HA PROVOCATO LA PREVEDIBILE, MA ESORCIZZATA CADUTA “DALLE STELLE ALLE STALLE “ SI RIUSCIRÀ’ A PAGARE SOLO CON L’AUTOACCETTAZIONE DI SACRIFICI GENERALI E CONDIVISI, PERCHÉ SE IL FUTURO È BUIO COME LA PECE , E NON PROMETTE NULLA ALL’ORIZZONTE , ALLORA NON RESTERÀ CHE RIVOLGERSI ALL’INDIETRO,PER RIPESCARE QUEL TANTO POCO DI BUONO CHE DOVEVA PUR ESSERCI: SOPRATTUTTO IL SENSO DI RESPONSABILITA’ E DI RISPETTO DEI VALORI UNIVERSALI .

QUINDI CHI CONTINUA AD ILLUDERLI PER I DIRITTI NEGATI CON MIRAGGI È STUPIDO OD IN MALAFEDE E SE, SOLO DOPO UNA STRENUA VITTORIA, SI RIUSCIRA’ A RIENTRARE NELL’ALVEO, TUTTI RICONOSCERANNO: BENEDETTA LA CRISI!

 

Leonida.Laconico@Inbox.Com (ex: Leonida.Laconico@terra.com + @libero.it )

 

http://www.oggi.it/posta/2013/12/19/la-nostra-e-prima-di-tutto-una-crisi-etica-e-morale/?refresh_ce-cp
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19 dicembre 2013

La nostra è prima di tutto una crisi etica e morale

di GJTirelli

Quella che persistono stupidamente a definire una “crisi”, non é di natura economico, finanziaria o sociale (che ne sono gli effetti) ma é determinata da una terribile crisi etica, morale, e di valori, che da oltre mezzo secolo ha fatto tabula rasa di ogni cultura, passione, volontà, capacità autocritica, e senso di colpa! In questo modo, si è sdoganata ogni nefandezza fino a renderla pratica comportamentale. Ed è in questo modo che il Sistema Bestia ha potuto commercializzare la sua sporca e insanguinata mercanzia, essendo decadute tutte quelle regole e presupposti che monitoravano, controllavano e impedivano le degenerazioni dei comportamenti umani. Attraverso un’opera di lavaggio mentale metodico e sistematico (un’ipnosi di massa) indotto dai media allo scopo di uniformare le coscienze degli individui alle ragioni e logiche del Sistema, si è stato in grado di contrabbandare tutto quel baraccone tecnologico, ludico e invalidante, per “progresso e benessere”.
Oggi, tutto ciò che è scienza, ricerca, innovazione, conquiste e scoperte tecnologiche, altro non sono, che tutto lo sterco prodotto da un atto di profanazione e di violazione di quelle leggi e regole imperiture, un tempo deputate all’integrità dell’impianto etico, al fine di preservare lo spirito dell’uomo da ogni intrusione di natura maligna. Una barriera che si credeva insormontabile, e che per tutta la storia del mondo, aveva preservato l’umanità dai rischi della più sconvolgente (in assoluto) di tutte le catastrofi. La peggiore in assoluto, oltre ogni più fervida immaginazione – uno sterminio strategicamente architettato dai vertici del Potere Luciferino, mille e mille volte più spietato, più feroce, spaventevole, e disumano dello stesso nazismo: il relativismo dei valori.
Il relativismo culturale che le nuove generazioni erediteranno, è la più grande sciagura nella storia dell’umanità.
Crederanno davvero che l’inquinamento delle nostre acque e del territorio sia il risultato del progresso? Che le bombe intelligenti, fatte esplodere sulla testa di persone innocenti, sia la giusta, sola e unica condizione per preservare e consolidare la libertà di tutti? Che il traffico di organi, l’uso di droghe sintetiche, gli abusi sistematici sui minori, la prostituzione dilagante, siano semplicemente i normali e logici effetti collaterali (male fisiologico) di quella medicina (la libertà), in assenza della quale le nostre società sarebbero in preda all’anarchia più totale; il prezzo da pagare per essere liberi? Che la propaganda populista e mediatica di prodotti e beni effimeri, inefficaci e dannosi, rientri nelle logiche di una società libera, e che il lordume morale di cui trasudano i programmi televisivi, sia la connotazione (nel bene o nel male), del diritto alla libertà di informazione?
Di questi tempi, menzogna e mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata e contaminata, e l’eccezione, omologata e massificata.
Un’ insicurezza di fondo, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano e monitoravano i flussi delle nostre emozioni e ne impedivano ogni forma di ipertrofia.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, oggi sono stati rimossi per sempre, e vizio e paura li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza e del discernimento.
Con la rimozione dell’impianto etico, si scardina quel progetto originario che, da parametro assoluto, degrada in caos e relativismo.
Questo è il punto! Il nocciolo della questione.
Oggi, il relativismo etico e morale si impone come nuova norma sociale e regola relazionale, fino a minare le fondamenta della libertà individuale, di coscienza e di religione.
Quella che solitamente definiamo “la realtà” in verità oggi non esiste. Non è, che un prodotto della nostra mente, che attinge la conoscenza dal bacino dell’informazione mediatica, senza avere la capacità critica, la consapevolezza, e quei parametri di riferimento comparativi, attraverso i quali discernere fra il vero e il falso, fra il bene e il male, fra il progresso e la catastrofe ambientale.
Sono i “poteri forti”, i detentori della chiave della comunicazione di massa – manipolano i loro sottomessi, utilizzando alcune regole d’oro. Una di queste consiste nell’inventarsi a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Oggi, la realtà stessa è linguaggio. Il linguaggio, è dominato dai “poteri forti” – pertanto quel che dovrebbe fare un intellettuale è rifiutare tutto ciò che viene comunicato attraverso i canali ufficiali. Perso l’ancoraggio della verità, la nave della storia può andare a incagliarsi contro qualsiasi secca.
Il cambiamento, dunque, può avvenire solo a patto che la gente sia in grado di immaginare una realtà diversa e contraria a quella che solitamente e quotidianamente conduce!
Ergo, se non recuperiamo l’originale impianto etico di base, nessuna straordinaria riforma, legge, o uomo della provvidenza, potrà mai produrre alcun cambiamento e rivoluzione. Siamo tutti noi che dobbiamo rivedere e riconvertire i nostri comportamenti, in altri più consoni agli autentici bisogni e necessità dell’uomo, recuperando così la nostra primigenia natura animale.
GJTirelli

Link: CRISI MORALE O CRISI ECONOMICA

La crisi economica, la chiusura forzata delle aziende e il fallimento anche di quelle grandi, l’aumento vertiginoso della disoccupazione e dei cassintegrati, la decrescita del Prodotto Interno Lordo ha causato nel corso di tutto il 2015 ben 4000 suicidi solo in Italia non voglio pensare nel resto dell’Europa.
http://www.toscanaoggi.it/Opinioni-Commenti/Una-crisi-morale-prima-ancora-che-politica-od-economica

Una crisi morale prima ancora che politica od economica L’Occidente è in crisi. E la sua crisi si chiama soprattutto debito pubblico. Non solo l’Italia da questo punto di vista è uno dei paesi nelle condizioni peggiori, ma perfino gli Stati Uniti, la prima potenza economica mondiale, devono lottare contro l’incubo più o meno lontano del fallimento, cioè della possibilità che lo stato non sia più capace di pagare.DI ROMANELLO CANTINI Parole chiave: democrazia (5), mondo (165), crisi economica (372), politica (409) 14/09/2011 di Archivio Notizie < !– google_ad_client = “ca-pub-5539814191924097”; /* 468×15, creato 02/04/08 */ google_ad_slot = “8194956844”; google_ad_width = 468; google_ad_height = 15; //–> di Romanello CantiniL’Occidente è in crisi. E la sua crisi si chiama soprattutto debito pubblico. Non solo l’Italia da questo punto di vista è uno dei paesi nelle condizioni peggiori, ma perfino gli Stati Uniti, la prima potenza economica mondiale, devono lottare contro l’incubo più o meno lontano del fallimento, cioè della possibilità che lo stato non sia più capace di pagare. In ogni caso anche nella ipotesi migliore che lo stato riesca sempre ad emettere le sue obbligazioni e a riscattarle noi lasceremo ai nostri figli non solo un lavoro peggiore del nostro e una pensione che sarà metà della nostra, ma anche un debito che diviso individualmente sarà di molte decine di migliaia di euro. Si discute da tempo sulle origini e sulle cause del debito pubblico. Chi l’attribuisce alle troppe spese e chi alle poche tasse del passato. Ma a guardare ancora più in profondità le cause dell’indebitamento sono politiche e forse prima ancora morali. Sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia ha notato che il debito inizia la sua grande crescita a partire dagli Anni Ottanta del secolo scorso quando cominciano a declinare i grandi valori di libertà e di giustizia legati alle grandi ideologie che da sole bastavano a giustificare una appartenenza politica e i governi cominciano a rincorrere il consenso esclusivamente con i piccoli e i grandi favori alle categorie e con la resa anche di fronte ai più sfacciati privilegi.In un sistema politico in cui in media c’è una elezione ogni due anni e in un mondo in cui ciò che per tutti conta è l’hic e il nunc, quello che si consuma e si gode nel nostro paese e in questo momento, è crollata non solo quella responsabilità sociale della cui irrilevanza ci accorgiamo quando si difendono con i denti stipendi da quattrocentomila euro all’anno, ma anche quella «giustizia e solidarietà intergenerazionale» di cui parla il Papa nella Caritas in veritate. Viviamo tutti concentrati sul proprio io. Non esistono gli altri e naturalmente non esistono quelli che una volta si chiamavano i posteri. Facciamo pochi figli e ci comportiamo come se ne non avessimo punti.Abbiamo cancellato dai nostri pensieri non solo l’eternità ma anche il futuro semplice. A parole crediamo sempre nel progresso mentre nei fatti stiamo facendo tutto il possibile perché il domani sia peggiore dell’oggi. Se il problema riguardasse solo il debito pubblico potremmo comunque affidarlo con qualche speranza ancora alla economia e alla politica. Ma questa mancanza di prospettiva per il futuro diventa drammatica se pensiamo al nostro esaurire le risorse energetiche, al nostro inquinamento dell’atmosfera, al nostro rischio di lasciare un pianeta in preda alla siccità, alla riduzione dei terreni coltivabili, alle cosiddette catastrofi naturali.In fondo per gli stessi motivi per cui abbiamo creato il debito pubblico corriamo il pericolo di distruggere in cento anni una creazione vecchia di milioni se non di miliardi di anni. E poiché il debito pubblico così come il saccheggio delle risorse è soprattutto una caratteristica dell’Occidente e l’Occidente si identifica bene o male con la democrazia, era inevitabile che a questo punto, insieme all’individualismo e al consumismo dell’Occidente, entrasse in discussione il suo sistema politico. Da più parti si teme ormai che il fallimento nel dominare il debito e nel frenare i consumi porti anche al fallimento della democrazia. Alcuni hanno ricordato che in passato i sostenitori dello stato etico criticavano la democrazia proprio per la sua incapacità di rappresentare le generazioni future oltre che le generazioni passate.Ma una crisi che è soprattutto morale non si risolve cambiando un sistema politico. I vecchi dell’antica Roma avevano l’abitudine di piantare un fico o un ulivo, alberi dalla crescita lenta, per dimostrare che lasciavano dei frutti a chi sarebbe venuto dopo di loro. Senza la responsabilità morale, soprattutto di chi più ha e di chi più può anche in termini di potere, nessun sistema politico e tanto meno la democrazia funziona. Proprio il potere affidato ai cittadini e ai loro rappresentanti non può fare a meno dell’etica degli uni e degli altri. Tocqueville descrivendo la prima democrazia del mondo, cioè quella americana, scrisse che «mentre la legge consente al popolo americano di fare tutto, la religione gli impedisce di tutto concepire ed osare». E più vicino a noi Giovanni Paolo II ci ricordava: «Più di qualunque forma di regime, la democrazia esige avvertito senso di responsabilità, autodisciplina, rettitudine e misura in ogni espressione e rapporto sociale». – See more at: http://www.toscanaoggi.it/Opinioni-Commenti/Una-crisi-morale-prima-ancora-che-politica-od-economica#sthash.XJczSm2x.dpuf