Storia

La lettera di Claretta al Duce: devi essere forte!

Solo calandosi nel tragico frangente della guerra e dei tradimenti familiari, i più crudeli, si può apprezzare lo scritto di una donna appassionata che, pur distrutta nell’affetto più caro, riesce a trovare , nella commozione, anche la forza di spronare il suo Benito!

Leonida Laconico

il-giornale-it

 

Claretta Petacci – Lun, 03/09/2012 – 15:11

La lettera, scritta da Claretta a Be­nito, è senza data, ma risale all’epoca del processo di Verona (gennaio 1944).
La lettera, scritta da Claretta a Be­nito, è senza data, ma risale all’epoca del processo di Verona (gennaio 1944).

Pubblichiamo qui una della lettere (solo in parte già nota: le prime righe e una frase centrale, trascritte e studiate in L’ultima lettera di Benito. Mussolini e Petacci: amore e politica a Salò 1943-45 di Pasquale Chessa e Barbara Raggi, Mondadori, 2010) del carteggio fra Claretta Petaccie Benito Mussolini conservato per 60 anni nei faldoni dell’Archivio centrale dello Stato,e che ora viene reso integralmente accessibile agli studiosi.

Ben, ti mando un buongiorno, con una tenerezza speciale, sen­to tutta la pena, la tua ansia nel seguire questo processo che vaglia i tra­ditori. Io ti comprendo ma devi essere forte. Il destino dei grandi è forse quel­lo di essere traditi. È triste. Cesare da suo figlio… Napoleoneda tutti, dalla stessa moglie Maria Luisa e Giuseppina… Tu da tuo genero e dai tuoi ministri.

Oggi è il sangue e solo il sangue che può lavare l’onta. Oggi è la forza, e solo la tua forza, dura, violenta, crudele che potrà seppellire la vergogna.
Non si può né si deve dimenti­ca­re che uno dei primi respon­sabili della tua tragedia, oltre che quel vecchio incartapecori­to e invigliacchito del sabaudo, e di quel massone venduto lercio di Badoglio, è stato Ciano uno dei maggio­ri istigatori – vile sudicio interessato e falso. E così non devi né puoi dimenticare che la sua degna compagna, per certo tua figlia, è stata degna compagna delle trame di suo
marito.
Come ha dimenticato di es­sere
una Mussolini mentre si affilavano le armi contro il suo stesso padre così non può vanta­re oggi legami di sangue. È facile fa­re la figlia ravveduta o pentita. Quando si è tradito una volta il proprio sangue, si può tradirlo anche due.
E se adesso che suo marito è alle soglie della meritata punizione, lei se ne frega e
viene da te, fedele figlia devota e pentita, è indegna, così come sarebbe indegna nel chiederti pietà per lui.
Poiché nel primo caso rinne­gando il marito del quale ha segui­to
la sporca e vile politica partecipan­dovi vivamente – rinnega il suo stesso esse­re di moglie fedele. E se lo rigetta da sé – ora dopo averlo ella stessa aiutato nel tradimen­to contro suo padre – è infamia. Così com’è infamia e viltà se tenta salvarlo dal giusto ca­stigo.
Se cominci a punire e colpire così possia­mo essere veramente sicuri di avere soddi­sfazione contro i vigliacchi e i traditori e di ricostruire sui cocci sporchi di melma.
Via Ben! è inutile tergiversare oggi chi ha mancato deve pagare. Se il tribunale nasce sotto auspici di debolezza e di acquiescenza, è inutile crearlo ed è inutile fare
processi.
Il popolo non vuole né può più essere preso in giro.
Ho il diritto di dirti queste cose
per quello che ho sofferto e ho il dovere perché ti amo, ti amo come uomo e soprat­tutto come capo. Ricordati, o oggi o mai più.