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La naja deve tornare: insegna il rispetto

piccolo-paraPiemontesi e lombardi in coro: è una grande scuola di vita ■ «La naja dovrebbe tornare». Lo hanno ripetuto ieri tanti alpini piemontesi e lombardi incontrati mentre si allineano per partecipare alla sfilata del quinto e sesto settore. Dovranno percorrere più di un chilometro sotto il sole, ma nessuno si lamenta, tantomeno i congedati più anziani. Il loro è un coro unanime: «Come educare i giovani? Mandiamoli per qualche mese a fare l’alpino: sarebbe l’occasione per farli imparare a stare assieme» suggerisce una penna nera bresciana. «Se esci dal paesello, impari ad arrangiarti». «E a stare allineato – aggiunge un giovane di Sondrio – a seguire le regole. Questa non è una parata militare ma una festa. Ti sfilano davanti e ti vengono le lacrime agli occhi». I lombardi hanno sfilato nel tardo pomeriggio, penultimi prima dei padroni di casa emiliani. I più numerosi sono i bergamaschi, la sezione più grande d’Italia con oltre 20mila alpini. Lo speaker alla sfilata, ricorda che nel Bergamasco ci sono più gruppi alpini che comuni. Della città capoluogo ci sono il sindaco Franco Tentorio e il vice Gianfranco Ceci (alpino). Daniele Ziliani e la mamma Adriana di Lusurasco di Alseno ieri erano a Piacenza, a bordo di un camper, insieme a parenti bergamaschi. Alpini naturalmente: sono Elio Bresciani e Fulvio Lotto, rispettivamente presidente e segretario del gruppo di Endine: «Siamo 150 associati su tremila abitanti», dicono con orgoglio. Della sezione di Bergamo, sfilano i 10 cori di sezione, seguiti dai gruppi sportivi alpini. Ci sono anche Brescia (sezione tra le prime a nascere nel 1920), Monza, Lecco, Milano (si levano le note di Oh mia bela Madunina), Pavia (con tanti ufficiali medici, laureati nella storica università), Cremona (11 gruppi), Sondrio, Luino (sezione nata nel ’24, dopo la Grande guerra), Como (163 Comuni e 122 gruppi alpini), Colico (che ha festeggiato i 40 anni), Tirano e Varese. «La leva non ti cambia il carattere – osserva Alessandro Andreolotti in arrivo da Varese – ma certo ti tira fuori la personalità. Sono contrario agli atti di nonnismo, un tempo pesanti. Eppure resto convinto che la naja ti insegni il rispetto per le regole e per gli altri. Sono sempre stato timido, ma da militare mi misi ad ascoltare i commilitoni, alcuni disperati per la lontananza da casa. La caserma di Aosta dove ho prestato servizio era molto aperta ai civili. Ci venivano anche le scolaresche. Stupendo». «La leva? Va ripristinata: sei mesi di naja bella dritta» dice Francesco Elio, alpino piemontese. «Insegna ai giovani a dire “signorsì” anche quando non ne avrebbero voglia» aggiunge Gianpiero Burzio, 60 anni, occhi azzurri da cui traspare tutto l’orgoglio alpino. Donata Meneghel

ALPINI-LA NAIA DEVE TORNARE,INSEGNA IL RISPETTO

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