Estero

Trump snobba la Raggi, neanche una stretta di mano. Roma resta oscurata.

Virginia Raggi s’è limitata a rispondere con tre parole: «Non è in agenda», a chi le chiedeva se Donald Trump avesse in programma un incontro con lei, sindaco della città nella quale il presidente americano ha soggiornato per due giorni, incontrando le massime autorità del Paese, ma anche il Papa, il volontariato,  con la visita a Sant’Egidio di Ivanka Trump, gli operatori sanitari del Bambin Gesù, che hanno ricevuto Melania Trump.

Nulla, neanche un’affacciata in Campidoglio per il presidente americano e la sua famiglia, senza che nessuno dei consiglieri dell’opposizione fosse informato di un eventuale incontro, riservato o pubblico. La conferma che la Roma di Virginia Raggi pesi pochissimmo sullo scenario internazionale è arrivata da questa visita nella Capitale dell’imponente delegazione americana, che però neanche s’è avvicinata alla sede dell’amministrazione cittadina. Nelle stesse ore in cui, a Milano, il sindaco Sala dava la cittadinanza a Obama e scattava selfie con lui.

Neanche ai tempi di Ignazio Marino, tre anni fa, si toccò un punto più passo di visibilità per Roma, quando l’allora sindaco inseguì e raggiunse Barack Obama per un salutino all’aeroporto di Foimicino. Ma quelle foto di Obama al Colosseo, in compagnia di una guida turistica romana, quella frase “è straordinario, incredibile, è più grande di alcuni stadi di baseball dei nostri giorni” fecero il giro del mondo. Così come indimenticabile è la visita di Bill Clinton, a Roma, nel 1994, culminata con una foto in Campidoglio con l’allora sindaco Rutelli e il premier Berlusconi, non senza un discorso pronunciato dallo stesso presidente Usa in cui ringraziava la città. Come fece, del resto Bush con Veltroni al termine della propria visita, qualche anno dopo.

Stavolta, nulla, solo qualche immagine dei Trump rubata fuori a un ristorante o a margine di incontri ufficiali. Neanche una “cartolina” da spedire al mondo, con la Raggi rintanata in Campidoglio, nel suo bunker.

Fonte Il Secolo d’Italia

 

 

Nota: Quindi gli sbarchi si possono fermare con le opportune direttive indirizzate ai porti, alle unità della Marina ed alle navi delle ONG a cui può essere interdetto l’accesso ai porti. Ne deriverebbe un cambio di rotta di molte navi che si dirigerebbero verso i porti della Tunisia, di Malta, del Sud della Spagna e della costa francese. Guarda caso questo sarebbe il modo più efficace di coinvolgere altri paesi riluttanti ad accogliere ed avrebbe l’effetto di scoraggiare le partenze, visto che alcune di quelle navi sarebbero costrette inevitabilmente a tornare sulle coste del Nord Africa, una volta salvati i migranti che si trovino a mare.

Potrebbe essere l’uovo di Colombo ma i nostri politici non ci avevano pensato mentre ci raccontavano che “fermare l’immigrazione era una impresa impossibile”. Certo si era capito che questo blocco dei porti avrebbe bloccato anche i profitti delle mafie internazionali, degli scafisti, delle ONG e delle cooperative per l’accoglienza, oltre a bloccare una mano d’opera a buon mercato disponibile per tutti gli usi. Queste le vere ragioni che spiegano il perchè i confini aperti siano tanto utili per la classe politica ed affaristica che sul fenomeno dell’ondata migratoria lucra grandi profitti.

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