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RUGGERO RAZZA: «BIANCO, REGISTA DELL’OCCUPAZIONE DEL POTERE»

CATANIA

E’ stato protagonista del dibattito promosso da Sebastiano Arcidiacono. Il coordinatore di #DiventeràBellissima delinea la «exit strategy di Bianco», tra fresche nomine alle partecipate ed ennesimo piano di riequilibrio

Nel linguaggio giornalistico è la strategia per ritirarsi dal luogo di un conflitto contenendo i danni, sia materiali che d’immagine. «E’ la exit strategy di Enzo Bianco – attacca Ruggero Razza, coordinatore di #DiventeràBellissima – partita con l’occupazione delle municipalizzate, un pessimo segnale per riconciliare i cittadini con la politica. Nella fase finale del proprio mandato – sottolinea l’esponente politico – Stancanelli si è rifiutato di compiere questa operazione e gli hanno voltato le spalle. La città non lo ha capito. Tra un po’ ne vedremo delle belle, con la forzatura del piano di riequilibrio e la sua scontata bocciatura da parte della Corte dei Conti. Passerà il giusto tempo che consentirà all’attuale sindaco di scavallare l’anno per poi presentarsi come candidato del centro sinistra per le regionali. La nuova exit strategy di Bianco».

Il rinnovo del management delle partecipate del Comune, seppur compiuto attraverso la scelta di figure irreprensibili e professionisti di indubbia esperienza, è inevitabimente schiacciato dal peso politico. Un passaggio divenuto necessario per tenere in piedi una nave che imbarca acqua da tutte le parti.

«Nulla di personale sulle nomine ma è il tradimento del mandato elettorale perché rappresenta l’esigenza di mantenimento in vita della maggioranza. Un tempo Enzo Bianco era l’uomo del rinnovamento, oggi è il regista dell’occupazione del potere, uno spregiudicato doroteo. Perché arrivare all’obiettivo con le poltrone, attraverso l’elargizione, non è certamente il metodo di governo per il quale è stato sempre ricordato. I suoi ex assessori delle legislature passate si sentirebbero offesi».

Ruggero Razza parla tutto d’un fiato, senza pause. Vede il baratro oltre la collina e ne prospetta lo scenario, cadenzando parole e concetti con dura sobrietà. Sull’efficacia del piano di rientro, ma soprattutto sulla bontà della sua costruzione, è lapidario.

«La realtà dice che Catania è in dissesto, dichiararlo è l’unico atto legale. Un atto serio. Si preferisce, invece, tutto ciò che non porta al dissesto attraverso atti finti. Perché si scrive che le partecipate produrranno 5 milioni di euro ma è una bugia, si dice di vendere Palazzo Bernini per 7 milioni di euro ma è una falsità perché è stato già venduto a due milioni. Addirittura, la cessione della rete del gas, secondo il piano di rientro, produrrà 60 milioni di euro. Valutazione fatta da chi? Questo piano è un atto finto, inesistente. Riporta cose che non corrispondono alla verità».

E non risparmia un attacco di carattere etico – politico su chi è chiamato a farsi carico di quello che considera «un onore».

«La città vive una crisi devastante, ma ciò che fa più male non è quella economica ma quella morale. Le persone al soldo della politica non provano vergogna e diventano accoliti politici di un sindaco despota. Per campare bisogna farsi nominare. Il comune di Catania non ha un progetto politico e la città rischia di tirare le cuoia».

Fonte: Luigi D’Angelo – Ultima TV

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