Estero, Krancic, Politica

Vignette di Alfio Krancic: Verità per Regeni: Alla fine hanno capito quello che noi avevamo capito qualche giorno dopo la morte di Regeni

Verità per Regeni: Alla fine hanno capito quello che noi avevamo capito qualche giorno dopo la morte di Regeni
Verità per Regeni: Alla fine hanno capito quello che noi avevamo capito qualche giorno dopo la morte di Regeni

1° MAGGIO ’16 A ROMA – REGENI, GHEDDAFI. IL CONFRONTO NON REGGE, NONOSTANTE GLI…SPONSOR !

Se ci fosse stato bisogno di una riprova sullo stretto legame tra il ricercatore (di guai) Regeni ed il mondo della sinistra, non centro – quasi sinistra, ma quello comunista, con il comprovato rapporto con il Manifesto la festa del 1° Maggio a Roma, a lui dedicata forse come gran […]


Regeni trucidato in Egitto,mentre Greta-Vanessa, i 2 tecnici in Libia e….

Questo caso Regeni vagheggia uno strano richiamo alle 2 santarelline, poi rivelatesi sostenitrici accanite dell’estremismo islamico in Siria Greta-e-Vanessa (a cui faccio riferimento dopo) ed a molti altri giovani che, pur di conquistare “l’aria di fuori” raccontando o inventando mirabilie ai “poveri” genitori riescono a trovare guai , anche grossi […]


Tutti gli Articoli su “Regeni” in “Leonida-Laconico

Leggi tutto ….


 

Fonte: Piccole Note

Dopo più di un anno di insistenza sulle reticenze egiziane (versati fiumi di inchiostro in proposito), Carlo Bonini, con un articolo pubblicato sulla Repubblica del 2 novembre, si accorge che il caso Giulio Regeni presenta un altro lato oscuro, che è quello delle reticenze britanniche. Che poi è il punto decisivo della vicenda, se è vero, come è vero, che il pesce puzza dalla testa.

Bonini basa il suo pezzo sulla rogatoria internazionale prodotta dai magistrati italiani ai quali Cambridge non ha mai risposto.

Il ragazzo era stato inviato in Egitto dal suo tutor, la professoressa Maha Mahfouz, docente presso il Dipartimento degli studi delle politiche internazionali dell’American University con particolare riguardo al Medio oriente.

L’aveva incontrata a Cambridge, dopo «un’esperienza lavorativa presso la Oxford Analytica», e aveva concordato con lei il nuovo campo di ricerca: i sindacati egiziani.

Questa la spiegazione generica che la professoressa fornisce agli inquirenti italiani, «salvo omettere di chiarire se l’oggetto originario fosse genericamente il mondo dei sindacati e non quello, specifico, dei “sindacati indipendenti”, motore della rivolta di piazza Thair».

Un ambito che il governo egiziano monitora con sospetto dal momento che è un brodo di coltura ideale per una nuova rivolta egiziana, stavolta contro il presidente al Sisi.

Dai messaggi che Regeni invia ai suoi, emerge l’insistenza della professoressa a condurre la ricerca assegnata, «importante perché nessuno ga fatto questo prima», scriverà il ragazzo in un messaggio.

L’insistenza della Maha e la scelta di assegnargli come tutor al Cairo la professoressa Rabab al Mahdi dell’American University, con un profilo più simile a quello di «un’attivista» che non a quello di un’accademica, preoccupa Regeni.

Ne accenna in un altro messaggio, nel quale la descrive come «una politologa egiziana conosuda anche perché la xe una grande attivista». Niente da fare, la sua tutor insiste perché continui il lavoro.

Nelle carte dei magistrati anche le attività pregresse della tutor di Cambridge, che già in precedenza aveva inviato altri studenti in Egitto, arruolati «per questo tipo di ricerca e allontanati dalle autorità egiziane».

Un particolare noto a Regeni che aveva conosciuto una di queste reclute che, espulsa dall’Egitto, aveva dovuto «ricorrere alle cure di uno psicologo per i traumi riportati dall’esperienza egiziana».

Non solo: i report che Giulio invia alla Maha spariscono e lei è più che evasiva su quanto le viene riferito dal ricercatore l’ultima volta che l’ha incontrato, nonostante egli avesse scritto alla madre che la professoressa-attivista era rimasta «sorpresa che go rivà cusì tanto in poco tempo».

Tante le reticenze e gli imbarazzi, dunque, dell’Università di Cambridge e del contatto egiziano di Regeni, annota Bonini, che ribadisce come Giulio non era altro che un ricercatore interessato alla carriera accademica e non una spia.

Ma resta il mistero «dei “soggetti” che avrebbero potuto usufruire del lavoro accademico di Giulio», come scrivono i magistrati italiani.

Non serve molta fantasia per capire cosa si possa celare dietro questo cenno: tutto il contesto sembra infatti indicare che le ricerche del povero Giulio fossero finalizzate a fornire materiale utile all’intelligence britannico; una circostanza che, probabilmente, non sarà mai chiarita. Tali ambiti vivono e lavorano nell’ombra.

Né, d’altro canto, l’intelligence britannica potrà mai ammettere che usa di Cambridge per scopi inconfessabili. Sarebbe un colpo ferale per la più prestigiosa Università britannica.

Resta anche il mistero riguardo l’assassinio del povero ragazzo. Altri ricercatori inviati in Egitto prima di lui da Cambridge per condurre ricerche analoghe sono stati espulsi. Un trattamento riservato a persone non grate, alle spie appunto.

Spie inconsapevoli perché è più che probabile che questi, come il povero Regeni, fossero del tutto ignari dello scopo ultimo delle loro ricerche. Soggetti perfetti per tale compito, perché destano meno sospetti.

Sarebbe più che interessante sapere se Cambridge o le autorità britanniche abbiano mai protestato per le espulsioni di tali ragazzi. Se non lo hanno fatto vuol dire che i sospetti delle autorità egiziane erano fondati.

Né si capisce perché reiterare la scelta di inviare giovani puntualmente espulsi: se una zona e un tema è a rischio, perché persistere in tal senso, mandando allo sbaraglio degli ignari studenti?

Ma torniamo a Regeni. Perché altri sono stati espulsi e Giulio invece è stato assassinato? Perché le autorità egiziane avrebbero dovuto scegliere una strada che avrebbe sicuramente destato clamore, come ovvio nel caso dell’omicidio di un occidentale, quando era più facile percorrere la via usuale dell’espulsione?

In note precedenti abbiamo accennato all’ipotesi che l’assassinio di Giulio abbia avuto tra i suoi scopi, oltre quello di coprire verità inconfessabili, anche quello di gettare ombre, ovvero colpire, il governo egiziano.

Forse opera di un servizio segreto straniero, forse un pezzo di apparato egiziano che aveva interesse a creare difficoltà al presidente al Sisi, o forse un combinato disposto di ambedue.

Tale ipotesi si basa sulle circostanze dell’omicidio. Prima il povero ragazzo scompare, rapito, torturato e ucciso chissà dove. Poteva finire così: il corpo poteva facilmente sparire e le autorità egiziane non avrebbero avuto alcun nocumento da questa brutta storia che, in tal modo, poteva esser relegata alla semplice cronaca nera.

Invece dopo alcuni giorni di ricerche il corpo riappare a pochi metri da una sede dei servizi segreti egiziani, orrendamente seviziato. Davvero qualcuno può credere che l’intelligence egiziana sia così ingenua da uccidere una persona e abbandonarne il corpo nel giardino di casa?

Ma, ovviamente, siamo solo nel campo delle ipotesi. Detto questo, per mesi abbiamo notato con certo stupore che lo slogan “Verità per Regeni” fosse usato come un maglio contro l’Egitto e mai indirizzato verso la reticente Gran Bretagna.

Una campagna che ha condotto l’Italia a ritirare l’ambasciatore al Cairo, misura neanche immaginata per l’altrettanto reticente Gran Bretagna, che avrebbe potuto (dovuto?) obbligare Cambridge a collaborare. Forse ora il vento è cambiato (sarà la Brexit…) e forse si può sperare che qualche domanda venga indirizzata anche in questa direzione.

Non sappiamo se prima o poi tali domande troveranno risposte; ad oggi siamo un po’ dubbiosi: in venti mesi di omissioni possono sparire tanti documenti e altri se ne possono produrre…

 


Fonte ANSA

Regeni: Cambridge all’ANSA, ex tutor Giulio disponibile

‘Abdelrhaman pronta collaborare. Non rispondiamo a insinuazioni’

People hold signs depicting Giulio Regeni and reading ”365 days without Giulio” as they attend a march in memory of the Italian researcher at Sapienza University on the first anniversary of his disappearance in Egypt, Rome, Italy, 25 January 2017. Italian President Sergio Mattarella on the same day called for cooperation to bring the killers of Regeni in Egypt to justice. ‘Italy has mourned the killing of one of its studious young people, Giulio Regeni, without full light being shed on this tragic case for a year, despite the intense efforts of our judiciary and our diplomacy’, Mattarella said on the first anniversary of Regeni’s disappearance. ‘We call for broader and more effective cooperation so that the culprits are brought to justice’. Guilio Regeni was an Italian PhD student researching the independent trade unions in Egypt, he disappeared on 25 January 2016 in Cairo, then his body was found in a ditch on Cairo-Alexandria road outside of Cairo on 03 February 2016 with signs of torture. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Maha Abdelrahman, ex tutor di Giulio Regeni all’università di Cambridge, “ha ripetutamente espresso la sua volontà di collaborare appieno con i procuratori italiani”. Così un portavoce dell’ateneo britannico in una dichiarazione rilasciata all’ANSA in risposta alle ultime polemiche, nella quale si sottolinea peraltro che Cambridge non intende “rispondere a insinuazioni sensazionalistiche e di nessun aiuto”. Il portavoce sostiene poi che il celebre ateneo inglese non ha “ancora ricevuto una richiesta formale per la testimonianza” della docente e “confida di riceverne una il più velocemente possibile, come abbiamo ripetutamente sollecitato”. Nel frattempo, insiste, “sarebbe del tutto inappropriato, e in violazione delle regole processuali, se la dottoressa Abdelrahman parlasse con i media prima di aver reso la sua testimonianza alle autorità italiane”.

Il 9 ottobre scorso il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e il sostituto Sergio Colaiocco hanno trasmesso all’autorità giudiziaria del Regno Unito un ordine di rogatoria in cui si chiede l’interrogatorio formale della professoressa Maha Mahfouz Abdel Rahman, la tutor a Cambridge di Giulio Regeni, e l’acquisizione dei suoi tabulati telefonici, mobili e fissi, utilizzati tra il gennaio 2015 e il 28 febbraio 2016, per ricostruire la sua rete di relazioni. E’ quanto scrive Repubblica, in un articolo titolato ‘Le bugie di Cambridge’, in cui parla di evidenze istruttorie acquisite nell’inchiesta sull’ambiguità e le omissioni della donna e sulle inquietudini di Giulio espresse in due conversazioni via Skype con la madre Paola. In particolare, con l’interrogatorio la procura di Roma intende fare chiarezza su cinque aspetti: chi ha scelto il tema specifico della ricerca di Giulio, che ha scelto la tutor che in Egitto l’avrebbe seguito, chi ha scelto e con quale modalità di studio la “ricerca partecipata”, chi ha definito le domande da porre agli ambulanti intervistati dal ricercatore e se Regeni abbia consegnato alla professoressa Abdel Rahman l’esito della sua ricerca durante un incontro al Cairo il 7 gennaio del 2016.

Noi vogliamo con forza la verità su Giulio Regeni. La verità, solo quella. Per questo chiediamo da mesi chiarezza anche all’Università di Cambridge, come oggi fa il quotidiano La Repubblica. Il team che seguiva Giulio sta nascondendo qualcosa?”. Così Matteo Renzi su twitter.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 


Krancic “invade” le librerie. A colpi di satira
Vignettista del Giornale dal 1994, Alfio Krancic per un attimo preferisce la penna alla matita di sempre

 

Si fa prima a dire quello non è La grande invasione (Tabula fati, pagg. 128, euro 10) prima raccolta di racconti di Alfio Krancic, vignettista del Giornale dal 1994 che, per un attimo, preferisce la penna alla matita di sempre.

Il “Vignettista” Alfio Krancic

Il vignettista Alfio Krancic

Non è buonista, non è politically-correct, non fa satira unidirezionale. E si finisce qui, perché nei cinque racconti, scritti in momenti diversi, che compongono il libro, entrano con toni dissacranti: immigrazione e crisi economica, politica e fanta-politica. Krancic, alla prima prova da narratore dopo vari volumi di vignette, mette in campo una schiera di personaggi che, senza sforzo, il lettore riconosce in quelli che popolano il panorama politico e televisivo. Fa viaggiare il lettore nel passato, giocando a scombinare le carte della storia, e in un presente anestetizzato dai reality e afflitto da un ottuso buonismo.

Mischia riferimenti letterari, come quelli a 1984 di George Orwell, ed eventi realmente accaduti come i fatti della scuola Diaz, durante il G8 di Genova. Il libro prende il titolo dal primo racconto, in cui Hitler progetta di invadere l’Inghilterra inviando imbarcazioni colme di profughi. Quando il piano fallisce il Führer si chiede «Quale nazione ora, o in futuro, accoglierebbe centinaia di migliaia, milioni di migranti senza reagire. Una porcheria che non funzionerà mai!». Nell’altro salto indietro nella storia si immagina la sconfitta di Garibaldi ad opera degli anti-risorgimentali, mentre tra i due racconti ambientati nel presente spicca per sarcasmo e brillantezza La freccia nera, in cui un gruppo di persone, uniti dalla nostalgia per i programmi RAI in bianco e nero, che si organizza per assaltare la casa del Grande Fratello, smantellare tutti i reality e rimanendone invece inglobato.

In Racconto Gitano, il protagonista è invece un italiano vessato dalle tasse che vuole diventare rom, riuscendo così a non pagare le tasse, entrare in politica ed essere nominato «Salvatore della Patria». Nell’ultimo racconto l’autore immagina le dimissioni di Silvio Berlusconi da Presidente del Consiglio in seguito a una crisi economica dilagante. A conti fatti quasi una previsione di quello che sarebbe poi accaduto il 12 novembre 2011 (Krancic si è immaginato tutto con più un anno di anticipo). Cinque punture di spillo che fanno sussultare e riflettere.

Comments are closed.