Agricoltura, Ambiente, Camerun, Economia, Lavoro, Sindacati, COOP, Estero

Pomodoro del Camerun in vendita nei supermercati di Pachino

 

Il rischio di arrendersi ai “nemici“ nazionali ed esteri – non di razza bianca, ma visi pallidi e/o di colore-, che, ormai su tutti i fronti, da anni assediano l’Italia per ridurla in macerie economicamente e fragile sanitariamente, non fa parte della mia natura, infatti da oltre un decennio ho tentato di contrastare i colpi che cominciavano a bombardare le già precarie risorse siciliane e soprattutto quelle inerenti l’Agricoltura che ancora rappresenta l’attività primaria.

Ora a Pachino(SR) addirittura piomba dal Camerun, non di “visi pallidi”, oltre al danno anche la beffa di ritrovarsi una “creatura” della laboriosa tenacia dei suoi agricoltori ,negli scaffali di supermercati, che con slancio istintivo sarebbe stato giusto aver dovuto rifiutare, per non commettere il vero sacrilegio di bestemmiare proprio nel tempio del ciliegino!

Proprio la Sicilia è la principale vittima di un vergognoso baratto imposto dall’Unione Europea ( senza rischi di prodotti in concorrenza , avendo soprattutto la Sicilia  l’impatto devastante per i “prodotti gemelli” di stretta natura sub mediterranea), ma accettata dai ns. Governi sin dal lontano “patto del Marocco“ ( Susanna Agnelli, ministro deli Esteri: mezzi Fiat, contro prodotti agricoli, unica moneta di scambio possibile! ) quindi nell’alluvione crescente dall’import dall’olio tunisino per frenare l’onda immigratoria ( con risultati opposti ), agli ortaggi, agli agrumi da Egitto, Marocco…, e persino al grano del Canadà per ridurre tutta la Sicilia interna, senza alternative e già con un misero valore di sottocosto di produzione, alla fame nera, beffardamente con un tozzo di pane proprio da grano che Gentiloni, firmando il patto CETA, ci ha regalato (e che per di più certi importatori furbetti in fondo, chissà perché, preferiscono importare i rifiuti della produzione estera).

Naturalmente ce n’è anche per il Nord-Italia ( a richiesta i relativi Link ufficiali) con : Le COOP, che a decantano la difesa dei prodotti Made in Italy, dal Latte a 1.000 altri prodotti, importano di tutto da ogni parte del globo;  dagli USA il Parmigiano da legno (a scelta di castagno, betulla etc…) , Carni chimiche USA (cancerogene + estrogeni); Riso Ogm “alla plastica”; Pecorino da Romania etc; Uova a milioni dall’Olanda avvelenati senza un minimo controllo sanitario …; ma, dulcis in fundo, la C.E. ci ha riservato un delizioso regalino (altro vitale tentativo di imposizioni balorde), fissando in proiezione la dieta del ns.continente a base di scarafaggi, insetti, vermi, ma che leccornie!

Ovviamente la globalizzazione, selvaggia asservita ai cosiddetti poteri forti (COMUNITÀ EUROPEA ,F.M.I., ONU, NATO, UNESCO,FAO ,ect……. ) all’insegna di un consumismo materialista e livellante, tenterà di ribaltare il mondo creando in una visione multi etnica-culturale il caos : ETICO- FINANZIARIO-BOTANICO-FAUNISTICO-SPORTIVO (gli oriundi stranieri erano 2/3 ,oggi però gli oriundi siamo NOI ) etc. Già l’ideologia demagogica dei padroni del mondo non più in sordina, ma con manifesta arroganza, mira ad imporre come: vestire, mangiare, pensare, amare, …respirare, ma putroppo tanti abboccano o ci marciano per comodità, convenienza, menefreghismo, egoismo, malafede, ignoranza.

Ma nonostante le immani difficoltà burocratico-politiche italo-comunitarie, possiamo contare sull’Assessore regionale per l’Agricoltura Edy Bandiera dell’agguerrita giunta dell’instancabile Presidente Reg.le Nello Musumeci che sicuramente farà i salti mortali per il comparto agricolo che lo ha saputo apprezzare sempre.

Leonida Laconico
Leonida Laconico

 

 


PACHINO. «Quanto accaduto questa mattina è il risultato di accordi scellerati tra l’Unione Europea e Paesi Terzi nei quali troppe volte la nostra agricoltura è utilizzata come merce di scambio rispetto a prodotti di altri settori». Lo dichiara l’Assessore regionale per l’Agricoltura Edy Bandiera a fronte di quanto rilevato questa mattina circa la presenza di pomodoro datterino, proveniente dallo stato africano del Camerun, sui banconi di un supermercato di Pachino.

«L’ultimo accordo di partenariato economico tra il Camerun e l’Unione Europea, risale al 2016 ed a fronte dell’esportazione di 1.760 prodotti europei prevede l’ingresso di prodotti camerunensi – precisa Bandiera – Sono accordi che devono essere assolutamente rivisti poichè danneggiano le aziende e accanto a questo pongono il serio problema del controllo dei quantitativi nazionali. Mi chiedo se, chi oggi è deputato ai controlli, riesca realmente a determinarne il quantitativo senza che si sfori in maniera incontrollata sugli ingressi».

Per restare in tema di controlli, alcuni giorni fa l’Assessore Bandiera aveva convocato i quindici sindaci della fascia trasformata, e in quell’occasione aveva annunciato di volere avviare controlli serrati sui prodotti in ingresso in Sicilia e nella Grande Distribuzione. Sempre nei giorni scorsi, inoltre, agenti del Corpo Forestale Siciliano (NOR) hanno sequestrato, nello stretto di Messina, una partita di arance che stavano entrando nell’Isola, spacciate come arance rosse di Sicilia. Non lo erano e pertanto sono state sequestrate, sono scattate le denunce ed elevati 10 verbali.

«Non vi è dubbio che ereditiamo una macchina dei controlli non pienamente efficace – afferma Bandiera – E’ intenzione del Governo Musumeci potenziare i controlli, rendendoli efficienti ed organici».

© Riproduzione riservata-  Fonte: Il Giornale di Sicilia


Datterino africano in vendita nella patria del pomodorino, la rabbia del produttore: «Così falliremo»”

Sos da Pachino dopo il caso degli ortaggi provenienti dal Camerun: «A stento recuperiamo le spese. Invito i ministri in campagna, così capiranno»

“PACHINO – «Abbiamo tutto in Sicilia. Facciano entrare ananas o banane nel nostro mercato ortofrutticolo. Quelli sì. Ma non il nostro pomodoro o le nostre arance, comunque i nostri prodotti. Che ce ne facciamo del pomodoro del Camerun?». A parlare – riprendendo il caso estremo denunciato su “La Sicilia” di venerdì e rilanciato dai media nazionali – con la semplicità e la genuinità di un ragazzo del Sud di 26 anni è Paolo Pennisi. Viene da una famiglia di agricoltori, da generazioni. Prima il nonno, con le vigne. Poi negli stessi campi si cominciarono a costruire le serre in legno ed a coltivare il “San Marzano”. Poi è stata la volta del padre con il ciliegino. Adesso da 2 anni è il suo turno. «Sin da piccolo – dice Paolo – mio padre mi portava in campagna. Mi piaceva fare dei piccoli lavoretti. Da bambino sono rimasto affascinato da questo mondo e subito dopo il diploma, invece di andare a fare il cameriere a Marzamemi, ho preferito cercare lavoro in campagna».

E così è stato. «Ho cominciato a lavorare – racconta – per i miei cugini che hanno un azienda. Da luglio 2011 fino al 2016 ho lavorato con loro. A giornata. Io sono un tipo che sa fare economia, quindi ho messo qualcosa da parte perché avevo voglia di mettermi in proprio. Così due anni fa ho cominciato affittando qualche terreno per poi lavorarlo. Da allora cerco di crescere e farmi una posizione. Però troppo spesso in campagna tu puoi anche lavorare bene, anche produrre il frutto buono, ma poi è facile capire cosa succede: ieri ho portato al mercato 1.000 kg di ciliegino.

Il prezzo era di 60 o 70 centesimi. Senza provvigione. Sa che vuole dire? Che sto lavorando per cercare di recuperare le spese. Senza guadagno. Io ieri ho raccolto il pomodoro. Il prossimo raccolto posso prenderlo fra 15/20 giorni, meteo permettendo. E i soldi del venduto di ieri li vedrò tra 25 giorni». Il pomodoro datterino proveniente dal Camerun in vendita in un supermarket a Pachino Paolo non è il solo in questa guerra contro il pomodoro contraffatto, contro i mercati, contro “nemici” di cui non conoscono il volto. «Mi fa girare la scatole – dice Paolo – tutta questa situazione.

Non so come difendermi. Non sappiamo come difenderci e da chi difenderci. L’unica cosa che possiamo fare noi è trattare bene le piante. Se viene una tromba d’aria o il vento o il gelo, speriamo che vada tutto bene. Produciamo a casa nostra, acquistiamo materiale da aziende di casa nostra, ma poi ti vedi il pomodoro di altri sotto casa tua. Ti fa rabbia». Il dramma per i piccoli imprenditori è che per affrontare ogni campagna hanno bisogno di liquidità. Senza soldi niente piantine, plastica, concime o altro. Il raccolto, alla situazione attuale, sta andando in perdita. Chi rischia di uinvestire altri risparmi a queste condizioni? «Se continuiamo così – dice Pennisi – molte piccole aziende chiuderanno. Non stiamo parlando dei grossi, che possono affrontare spese. Se io quest’anno non metto niente da parte, non posso affrontare la prossima stagione. Poi un grido che si perderà nel vuoto. «Lo ospiterei volentieri in campagna un qualsiasi ministro del nostro governo per fargli vedere la vita che facciamo. Non adesso, ma in estate. Questo è il lavoro nostro. Questo succede quando scrivono accordi o fanno leggi. Il pomodoro resta sulla pianta. E io devo cercarmi un altro lavoro».”

Fonte: Francesco Midolo” – La Sicilia 05.02.2018

 

 


Nei supermarket di Pachino si vende il pomodoro del Camerun

02/02/2018 – 13:01di Francesco Midolo – La Sicilia

Il prodotto locale marcisce: il mercato è saturo ed il prezzo oscilla tra i 40 e i 50 centesimi al chilo

Al bancone di un supermercato a Pachino è in vendita per 1 euro e 39 centesimi al kg il pomodoro datterino, categoria II, provenienza Camerun. E’ un paradosso, per la città conosciuta in tutto il mondo per le qualità organolettiche del suo pomodoro. Un’offesa nel momento in cui la vendita di quel prodotto estero avviene nello stesso periodo in cui il pomodoro di Pachino, resta a marcire nelle piante perché il mercato è saturo ed il prezzo è bassissimo: 40/50 centesimi al chilo dal produttore al magazzino.

Sebastiano Cinnirella ha fra le mani, sullo schermo del cellulare, l’effetto della globalizzazione. Non sa nemmeno quanto dista di preciso il Camerun dall’Italia. Tanta strada: 3750 km.

Chissà che giro avrà fatto quel pomodoro per arrivare su quel bancone, quando quello di Pachino, conosciuto in tutto il mondo, è fatto a poche decine di metri dal supermercato. «L’Italia è sottosopra» dice con rabbia. E piange. Come biasimarlo. Ogni anno per cominciare la campagna chiedo un prestito alla banca. Una cifra importante. La stagione sta per finire e il suo pomodoro è ancora dentro le serre. Mostra le fatture. Solo per concimare il suo raccolto servono quasi mille euro. C’è il costo della piantina, della plastica, della canaletta, dei gancetti, delle tasse, degli operai, della cassette, del trasporto. Il primo prodotto è riuscito a vederlo ad un prezzo dignitoso, quai 1 euro e 60 al kg.

Ora è crollato a 50 o 60 centesimi per il ciliegio e 30 centesimi per il pomodoro da insalata. «Per produrre un kg di pomodoro ciliegio – dice Sebastiano – occorre 1 euro di investimento. A questo prezzo è un raccolto a perdere. Meglio buttarlo. Se continua così non rientro dal prestito. La banca si porta tutto via».

Ferma il suo racconto. Sono lacrime di rabbia le sue. C’è il padre presente. Anche lui ha portato avanti l’azienda di famiglia per anni.

«Io – dice Sebastiano – so fare solo questo lavoro. Ma lo so fare bene. Se non cambiano le cose, cosa mi metto a fare? Dove vado? Come pago i debiti. Dov’è la politica? Da anni c’è un silenzio incredibile sulla vicenda. Fanno accordi senza interpellarci. Come si fa a far vendere in Italia un pomodoro che ha costi di produzione enormemente più bassi dei nostri? E’ una follia. E’ la fine dell’agricoltura siciliana».

Anche il sindaco di Pachino Roberto Bruno ha visto “quel” pomodoro al supermercato. «Provo rabbia, tantissima rabbia», dice Bruno. «Per le famiglie – continua il sindaco – per il prodotto perché mai e poi mai un prodotto africano può eguagliare un prodotto di Pachino. Per qualità per salubrità, per dimensione sociale che vi sta dietro la produzione. Perché qui ci sono famiglie che fanno gli sforzi di manette una dignità del lavoro rispettando le norme che fortunatamente ci sono nella nostra dimensione europea. Altrove non lo so. Temo che non ci siano, né dal punto di vista della salubrità dei prodotti, né il rispetto della dignità dei lavoratori».

Il primo cittadino chiede un intervento delle istituzioni. «Chiediamo – dice Bruno – controlli serrati per verificare se ci sono frodi. Vogliamo un confronto con la GDO. Dobbiamo dare una soluzione ai prodotti ortofrutticoli siciliani».

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Ora i pomodorini datterini ci arrivano dal Camerun: così la Ue ci distrugge

“Quanto accaduto questa mattina è il risultato di accordi scellerati tra l’Unione europea e Paesi terzi nei quali troppe volte la nostra agricoltura è utilizzata come merce di scambio rispetto a prodotti di altri settori”. Così l’assessore all’Agricoltura della Regione siciliana, Edy Bandiera, commenta la notizia della presenza di pomodoro datterino proveniente dal Camerun sui banconi della verdura di un supermercato di Pachino, patria del pomodorino. “L’ultimo accordo di partenariato economico tra il Camerun e l’Unione europea risale al 2016 – ricorda l’esponente della giunta Musumeci – e, a fronte dell’esportazione di 1.760 prodotti europei, prevede l’ingresso di prodotti camerunensi. Sono accordi che devono essere assolutamente rivisti poiché danneggiano le aziende e accanto a questo pongono il serio problema del controllo dei quantitativi nazionali”. “Mi chiedo se chi oggi è deputato ai controlli riesca realmente a determinarne il quantitativo senza che si sfori in maniera incontrollata sugli ingressi” prosegue Bandiera. Alcuni giorni fa l’assessore aveva convocato i quindici sindaci della fascia trasformata e in quell’occasione aveva dato mandato, per la parte di propria competenza, di avviare controlli serrati sui prodotti in ingresso in Sicilia e nella grande distribuzione. Sempre nei giorni scorsi, inoltre, agenti del Corpo forestale siciliano (Nor) hanno sequestrato, nello stretto di Messina, una partita di arance che stavano entrando nell’Isola, spacciate come arance rosse di Sicilia. Non lo erano e, pertanto, sono state sequestrate, sono scattate le denunce ed elevati 10 verbali. “Non vi è dubbio che ereditiamo una macchina dei controlli non pienamente efficace – afferma Bandiera – E’ intenzione del governo Musumeci potenziare i controlli, rendendoli efficienti e organici. Viviamo un’emergenza di carattere eccezionale, la nostra agricoltura tra diretto e indotto impiega centinaia di migliaia di operatori, motivo per il quale va immediatamente aperto un tavolo di crisi a livello nazionale per chiedere interventi straordinari e urgenti”. L’assessore, infine, si rivolge alla Grande distribuzione organizzata, “con la quale da giorni abbiamo avviato una serrata interlocuzione. Chiedo senso di responsabilità affinché ognuno possa fare la propria parte per mitigare gli effetti di una crisi che, con l’aggiunta di alte temperature e siccità, rischia di essere dirompente”.


11 commenti

  1. Mauro
    5 FEBBRAIO 2018 – 10:28

    L’unica possibilità mi sembra sia il marchio DOP. Comunque alcuni anni fà ho pianto vedendo i produttori dei paghino ad indebitarsi, per continuare la produzione e sperando in un aumento del prezzo dei prodotti, che non avevano nemmeno i soldi per acquistare il latte in polvere per i propri figli.La colpa molte volte è anche nostra perchè non riusciamo a mettere in atto un sistema giusto ed economico che dia giusto guadagno al lavoro degli operatori, giustificando invece il lauto guadagno di altri che poco hanno a che vedere con la produzione.


  2. Viviane Paolini
    5 FEBBRAIO 2018 – 06:39

    Votiamo per mandare via questo gov a casa che ci ha fatto schiavi di bruxelles, e riprendiamo la nostra vita e il nostro futuro puramente Italiano nelle nostre mani e in quelle di Salvini, Meloni e aggiungiamo il Berlusconi se si tiene tranquillo.


  3. Federico Covella
    4 FEBBRAIO 2018 – 21:50

    E’ cosi’ che detta Soros e compagni. Chiediamoci perche’ l`Europa proibisce all`Ungheria di emettere mandati di cattura internazionali per il loro connazionale e malandrino Soros?


  4. giorgio
    4 FEBBRAIO 2018 – 19:58

    codesto e’ il risultato di politici senza attributi o rappresentanti proni che il Bel Paese ha purtroppo avuto sino ad oggi.Che gli frega alla Germania o Danimarca o Francia dei pomodori? tanto loro non li producono e non li produrranno mai a meno di non modificarli geneticamente. A loro interessa il latte, i latticini, i loro formaggi, che infatti hanno la precedenza sui nostri; e’ tutta roba che anche noi produciamo ma per la quale dobbiamo sempre pagare dazio.


  5. Giacomo Piazzi
    4 FEBBRAIO 2018 – 18:30

    Ma il ministro della economia Martina che diavolo ci sta a fare lì?? Se non è in grado di difendere gli interessi agro-alimentari del suo Paese che si faccia da parte e vada a nascondersi dalla vergogna.

    RISPONDI

  6. Fausto
    4 FEBBRAIO 2018 – 15:44

    gli interessi UE non coincidono con gli inteeressi dell’Italia. UE stipula in continuazione accordi ed emette regolamenti e leggi che sono in contrasto con l’interesse dell’Italia. Occorre riprendere il controllo della situazione e comportarci da stato indipendente.


  7. Riccardo Ricci
    4 FEBBRAIO 2018 – 12:33

    Capre ignoranti. Il libero mercato porta benessere e benefici alla collettività. Inoltre permette di trovare più prodotti a prezzi più bassi. Aiutarli a casa loro significa proprio permettere lo scambio. Proteggere i produttori locali inefficienti è sbagliato : è un trasferimento di risorse da molti contribuenti o consumatori a pochi parassiti che alzano i prezzi e riducono la quantità offerta sul mercato. Inoltre ridurre la domanda estera non porta a aumento di offerta ma solo a aumentare i prezzi, oltre che a sussidi agli inefficienti. L’autarchia e il protezionismo portano solo a miseria e guerre, come dimostra anche il periodo dell’appeso.


  8. elonora ferrari
    4 FEBBRAIO 2018 – 10:55

    ringraiamo un inetto di sinistra , tale martina che ci ha venduti abbassando le orecchie e mai difendendo i nostri prodotti . ma lui contro l’olio tunisino ? giammai lo ha detto la nera kienge che il nostro fa schifo e lui zitto . le quote latte ? dopo 15 anni vogliono ancora solkdi . e lui zitto . votate pd e accoliti e sicuramente sarete schiavi dei neri


  9. Kk
    4 FEBBRAIO 2018 – 10:28

    Comprare sempre e solo Made in Italy
    Controllare accuratamente l’origine


  10. Fabio
    4 FEBBRAIO 2018 – 09:28

    Grazie ad un Governo Sinistroide, affarista nonché legata alle Lobby, questo è il disastroso risultato. Ora godranno di questo successo La Boldrini che ama gli Africani, si gongolerà la Kyenge che è riuscita a dare un altro colpo contro la nostra economia…. L’Europa….. mascherata dalla Merkel che vuole distruggere l’Italia con altri mezzi… è ci sta riuscendo bene. La colpa principale E CHE NON CI SONO Politici forti che possano bloccare questo stato di cose. La situazione è veramente pericolosa perché la sinistra sta cercando in tutti i modi di arrivare ad uno scontro sociale senza precedenti…. La crisi porta inevitabilmente alla guerra civile…. ecco dove la sinistra vuole arrivare-…


  11. maurizio turoli
    4 FEBBRAIO 2018 – 08:17

    Perchè stupirsi o lamentarsi?
    Fa parte della strategia dei poteri forti di fare dell’Italia una pseudo nazione atta alla sostituzione etnica.

One Comment

  1. Bene i controlli e l’attenzione, i siciliani dovrebbero acquistare prodotti italiani e siciliani per lo sviluppo ed il benessere dell’isola e della nazione, come direbbe Trump: “Sicily First” ….. Il primo controllo dovremmo farlo noi consumatori! Ci vorrebbe chiarezza su quello che compriamo!